La donna iraniana Pegah Emambakhsh rischia la vita perché lesbica. Lo stabilisce - stando a quanto si è finora appreso - la Shari’a o legge islamica che viene applicata in Iran.
Secondo alcune ricostruzioni della sua vicenda, Pegah è fuggita dall’Iran nel 2005 - passando prima in Turchia e poi andando in Gran Bretagna dove ha trovato rifugio - dal momento che la sua compagna, nel loro Paese di origine, era stata torturata e condannata a morte per lapidazione. Ma non solo: anche il padre di Pegah sarebbe stato arrestato, interrogato e infine torturato dalle autorità per gli spostamenti della figlia. Che poteva rappresentare - evidentemente - una minaccia per la “immagine” del regime.
La sua domanda di asilo però è stata respinta: secondo l’Asylum Seeker Support Initiative di Sheffield, dove Pegah si trova rinchiusa in un centro di detenzione, quando le è stato chiesto di fornire le prove della sua omosessualità e lei non ha potuto farlo, le è stato riferito che doveva essere deportata. L’estradizione all’ultimo momento è stata rinviata al 28 agosto: alla fine del mese potrebbe essere già morta.
Un appello e un sit-in di protesta.
Cosi’ Arcigay e Arcilesbica reagiscono alla decisione del governo del Regno Unito di negare l’asilo politico definitivo a Pegah.
Nel testo dell’appello:
“Al governo del Regno Unito che si ostina a negarle questo diritto fondamentale con motivazioni assurde e pretestuose, e ha emanato l’ennesimo decreto d’espulsione per il 28 agosto (volo British Airways numero BA6633 delle 21.35 diretto a Teheran), le due associazioni nazionali lgbt, con l’adesione del Gruppo EveryOne, rispondono con la convocazione di un sit in di fronte all’Ambasciata Britannica a Roma, via XX settembre 80, prevista per lunedi’ 27 agosto dalle 18,30.
La vicenda di Pegah Emambakhsh è l’ennesimo caso di violazione dei diritti umani da parte dei nostri governi. Le decine di migliaia cittadini, gli attivisti e i politici che hanno aderito all’appello per la sua vita lanciato in questi giorni dal Gruppo Everyone hanno ottenuto una proroga della deportazione al 28 agosto.
Ma non illudiamoci perché il governo sta solo aspettando che l’opinione pubblica si concentri su altri eventi per costringere Pegah a salire sull’aereo della morte. Deportazioni come quella riservata a Pegah si sono infatti già verificate, anche in tempi recenti, nel Regno Unito e negli altri paesi”.
UPDATE 29/09/07:
Il rimpatrio è stato rinviato. La portavoce del Commissariato ONU per i rifugiati invita la Gran Bretagna a ritornare sulle proprie decisioni ma fa sapere che il regolamento “Dublino 2″ permette all’Italia di assumersi la responsabilità del caso. Nel caso di Pegah infatti la competenza è della Gran Bretagna perché è lì che è stata presentata domanda di asilo (…) E’ sufficiente che l’Italia si dichiari disposta ad esaminare la concessione del diritto di asilo e che la Gran Bretagna conceda il trasferimento della donna nel nostro Paese