Good 50×70: good social design

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L’incontro di martedì in Triennale è stato molto interessante (anche se è iniziato un po’ in ritardo alle 15,30 anzichè alle 14,30, ma ne è valsa comunque la pena).

Dalia Gallico ha riflettuto sul essere designer (3D) e essere grafici (designer 2D) e come spesso il lavoro porta i professionisti a fare designer 2D e 3D, e quindi spesso questa differenza tende a sparire. Questo è uno dei motivi per cui ADI sostiene Good50×70. Andrea Rauch ha evidenziato il problema della “scomparsa del manifesto”. I manifesti di Good 50×70 sono destinati a una mostra perché non c’è committenza, purtroppo fare manifesti costa (soprattutto lo spazio di affissione) e spesso non porta i frutti che vorrebbe, perché ha una diffusione più limitata di altri mezzi di comunicazione. Massimo Pitis ha colto l’occasione per intavolare una discussione tra relatori e pubblico sulla comunicazione in generale (visto che se la comunicazione non è sociale non c’è scambio) e sui motivi che spingono i grafici o studenti a partecipare a un concorso come Good 50×70. Armando Milani (Italia), Alain Le Quernec (Francia) e Yossi Lemel (Israele) hanno invece testimoniato con i loro lavori l’efficacia del manifesto anche (e soprattutto) sui temi sociali.

Segnalo anche l’articolo su Social Design Zine, per un approfondimento e vedere le foto del seminario e della mostra.
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